" Il papa ha conquistato le copertine di tutti i mass media del pianeta con le sue iniziative per fermare la guerra contro la Siria e ha fatto scalpore la sua denuncia del commercio di armi portato avanti dagli stati, da lobby e da trafficanti senza scrupoli. Con queste azioni propagandistiche il papa ha cercato di riconquistare una popolarità che in questi ultimi anni il Vaticano aveva visto abbassarsi a causa del suo coinvolgimento in scandali finanziari e di riciclaggio di denaro sporco di mafia effettuato dallo Ior (Istituto opere Religiose), la banca dello stato del Vaticano, oltre alle gravi accuse di pedofilia che hanno colpito molti prelati e membri del clero cattolico. Dietro al velo propagandistico del vaticano si nasconde il vero volto repressivo di questa entità nel mettere a tacere qualsiasi critica avanzata dalle diverse comunità di base dei credenti, nell'impedire, come si legge in questo bell'articolo del manifesto di martedì 10 Settembre 2013, che la base dei fedeli critichi la presenza dei capellani nelle fila dell'esercito italiano o come quando da più parti si è criticato le responsabilità politiche dello stato e della borghesia italiana nella fabbricazione e vendita di armi letali in tutto il mondo (è il caso delle micidiali mine anti-uomo italiane vendute ovunque nel pianeta). Questo articolo testimonia le 2 facce contradditorie del vaticano e della mera operazione di facciata che sta dietro alla mobilitazione pacifista promossa dal papa in prima persona. Il Vaticano, al di là dei proclami e della propaganda, è complice e connivente con le politiche guerrafondaie della borghesia imperialista che domina il mondo e a nulla valgono gli appelli del papa, che cerca di smarcarsi da questa connivenza agli occhi delle masse popolari e dell'opinione pubblica mondiale, con il timore di non riuscire più ad avere il controllo ideologico di queste.”

 

Circolo Culturale Proletario di Genova.

 

 

 

 

 

il manifesto 2013.09.10

 

PAPA FRANCESCO/INTERVIENE ANCHE MONS. TOMASI

 

Il pressing della Santa sede: «La guerra per vendere le armi»

LUCA KOCCI 

Non è rimasta senza eco la denuncia di papa Francesco sullo stretto legame fra conflitti e commercio delle armi. Bisogna «dire no alla proliferazione delle armi e al loro commercio illegale», ha detto Bergoglio durante l'Angelus di domenica scorsa, chiedendo anche: «Questa guerra è davvero una guerra per problemi o è una guerra commerciale per vendere queste armi?».
Ieri, infatti, dai microfoni di Radio Vaticana, è tornato sull'argomento mons. Tomasi, osservatore permanente della Santa sede all'Onu, che ha chiarito anche il senso dell'espressione commercio «illegale» usata dal papa e che aveva suscitato qualche perplessità (è da condannare solo il commercio «illegale» delle armi o il commercio tutto, anche quello legale?). «Il profitto diventa la legge suprema, ci sono guadagni enormi che vengono fatti attraverso il traffico di armi, quindi c'è chi "soffia sul fuoco" per poter vendere ancora armi», ha spiegato Tomasi, aggiungendo che non c'è solo «il guadagno dei trafficanti» ma anche gli «interessi economici di Stati che producono e vendono armi», per i quali «l'industria delle armi è una componente significativa dell'economia». E ha specificato: «Il legame tra il complesso industriale e militare è reale ed ha un peso politico sproporzionato», «soprattutto nei grandi Paesi sviluppati».

Tomasi ha ricordato le cifre delle spese militari mondiali - nel 2012 1.750 miliardi di dollari, di cui l'8% finisce in Medio Oriente, ed «è proprio olio sul fuoco» - e i Paesi produttori ed esportatori: Usa, Russia, Regno Unito, Francia, Germania, Israele e Cina. Non ha menzionato l'Italia, ma avrebbe dovuto farlo perché il nostro Paese è il primo fornitore europeo di armi alla Siria: negli ultimi dieci anni «oltre 131 milioni di euro di materiali militari sono stati effettivamente consegnati», spiega Giorgio Beretta, analista della Rete italiana per il disarmo. Senza contare le armi leggere che, soprattutto negli ultimi anni, molto probabilmente sono arrivate in Siria attraverso i Paesi confinanti che hanno visto le loro importazioni raddoppiare e anche triplicare, come denuncia l'Osservatorio permanente sulle armi leggere. Proprio questa ricerca dell'Opal è stata al centro di un singolare episodio. La Diocesi di Brescia - particolarmente sensibile al tema perché le principali industrie produttrici di armi leggere si trovano proprio lì - aveva inserito nel libretto per la veglia per la pace di sabato sera (in contemporanea a quella di piazza San Pietro a Roma) le analisi dell'Osservatorio secondo cui molte delle armi usate in Siria provengono proprio dal bresciano. Ma a Gardone Val Trompia il parroco che presiedeva la veglia ha preferito censurare quelle righe: forse non voleva dare un dispiacere alla famiglia Beretta, primi produttori italiani di armi leggere, che proprio a Gardone hanno il loro quartier generale. 

E un altro episodio di censura si è verificato a San Pietro, durante la stessa veglia: verso la fine della celebrazione gli attivisti della Comunità di base di San Paolo e del Cipax hanno aperto uno striscione che diceva «No ai cappellani militari». Dopo una mezz'ora però, nonostante si trovassero all'esterno della piazza - quindi in territorio italiano - è intervenuta la polizia che, ha minacciato di identificarli e li ha costretti a richiuderlo. Evidentemente qualcuno non aveva gradito.